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Unione dei Comuni di Motta Baluffi, Scandolara Ravara e Cingia de' Botti



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Cingia de’ Botti

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Territorio

Cingia de’ Botti, comune della provincia di Cremona, sorge lungo la strada napoleonica Giuseppina, a metà strada fra Cremona e Casalmaggiore, in una zona agricola della pianura lombarda, sulla sponda sinistra del fiume Po. Il comune conta 1.230 abitanti e comprende le frazioni di Vidiceto, Pieve Gurata, Gurata, Ca’ de’ Corti, Casaletto di Sotto.


Maggiori informazioni sul territorio di Cingia de’ Botti

Storia

Le fonti più accreditate fanno risalire il suo nome dal latino cingula (“cintura”, nel significato di “striscia sottile di terra”); la seconda parte del toponimo rimanda, come per molti borghi vicini, al nome di un casato, nella fattispecie quello dei Botti. Cingla è la denominazione attribuita alla località dal primo documento che ne fa esplicita menzione. Si tratta di un atto del 23 marzo 1013, con il quale Lanfranco di Scandolara e i suoi figli donavano al vescovo di Cremona Landolfo terre e beni situati “in plebe sancti Petri in locis Cingle […], non longe a castro Videxeto”. Il documento nomina, come facenti parte del territorio di Cingia, le località di Pieve Gurata e di Vidiceto, i due principali nuclei che formano l’attuale comune di Cingia de’ Botti.
Dei tre insediamenti, Vidiceto e Pieve Gurata sono i più antichi. Con tutta probabilità, Vidiceto è di origine romana, come pare suggerire il suo toponimo, dal latino vitex, “vetrice” o anche “salice”, albero di cui era diffusa, nel territorio, soprattutto una specie, dai virgulti molto flessibili, usata per legare le viti, coltivate fino al secolo scorso.
Una tradizione non documentata fa risalire la fondazione di Pieve Gurata all’anno 876. Al XII secolo è datata la costruzione della torre campanaria, eretta, come attesta un’iscrizione sul lato meridionale, nel 1164, a fianco dell’antica chiesa. La chiesa attuale, ampiamente rimaneggiata, conserva ben poche tracce della costruzione originaria. Al contrario, la torre, se si eccettua l’aggiunta della cuspide, ha mantenuto inalterata la sua struttura e, oggi, è uno dei più antichi esempi di arte gotica nella diocesi di Cremona. La sua sagoma agile e severa e il rosso vivo del cotto si stagliano sul verde e sulle basse costruzioni, tanto da assumere quasi l’evidenza di un emblema.
Quanto alle vicende politiche, Pieve Gurata seguì le sorti di Cremona che, dilacerata dalle lotte con le potenze vicine e da aspri conflitti interni, vide l’avvicendarsi di brevi signorie locali e del dominio dei duchi di Milano – i Visconti e gli Sforza -, dei Veneziani, di nuovo degli Sforza, quindi, dal 1535 al 1712, degli Spagnoli e, infine, degli Austriaci. La stessa sorte condivisero Cingia de’ Botti e Vidiceto.
Non mancarono famiglie importanti che, in vario modo, illustrarono la storia di questa comunità. Anzitutto, quella dei Botti, il cui nome venne ad aggiungersi al toponimo Cingia in un periodo compreso tra la fine del ‘200 e la metà del ‘400. Per l’appunto, mentre ancora nel 1298 la località era denominata Cengla, il nome Cingle de Bottis comparve per la prima volta nel 1453, in un documento del 25 agosto attestante la vendita alla Carità di S. Michele di una porzione di terra situata in quel territorio.
Un contratto di locazione stipulato il 16 novembre 1467 dalla Carità di S. Michele testimonia la presenza di nuclei della famiglia Botti nella zona di Cingia; il documento elenca tutti i possessi di questo luogo pio, nella zona di Cingia de’ Botti, di Casaletto e dintorni, a favore dei fratelli Alariolo e Cristoforo Botti. Anche se non esercitarono diritti feudali, né ricoprirono cariche politiche o si distinsero per l’entità delle proprietà terriere, i Botti occupavano un posto di rilievo, come si evince anche dai registri parrocchiali che ne documentano la presenza ragguardevole sia per il numero dei componenti, sia per la fitta rete di relazioni e di parentele che li legava alla comunità. Mentre il periodo di maggior fortuna della famiglia Botti si colloca tra il XV e il XVII secolo, il Settecento segnò il suo declino.
Quanto alle origini, non è improbabile che i Botti di Cingia fossero un ramo periferico della nobile famiglia cremonese dei Botta/Botti, che contò tra i suoi membri decurioni e personalità illustri, come Leonardo (1431-1513), consigliere degli Sforza e ambasciatore ducale presso i Veneziani.
Un’altra famiglia nobile, quella cremonese dei Grandi, ebbe un posto di rilievo nella storia di Cingia de’ Botti e, in particolare, in quella di Pieve Gurata. I Grandi possedevano fondi e case nel territorio di Cingia de’ Botti, tanto che, nel catasto teresiano, figurano come i maggiori proprietari, seguiti dai conti Offredi e dai conti Tinti. In quell’epoca, Cingia de’ Botti era il borgo più popoloso, almeno rispetto ai centri vicini; questa sua preminenza fu sancita, a livello amministrativo, nel 1757, con l’aggregazione di Pieve Gurata e, nel 1868, con l’accorpamento di Vidiceto e di Ca’ de’ Corti nel comune di Cingia de’ Botti (Regio Decreto 24 maggio 1868).
L’ampiezza del territorio e la prevalenza della piccola e media proprietà favorirono l’insediamento della popolazione e delle attività produttive a Cingia. Ben presto, il paese divenne il punto di riferimento per la vita economica e sociale della comunità locale.



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